IL CARO ENERGIA COSTA CENTO MILIONI DI EURO ALLE IMPRESE TREVIGIANE

Più colpite le MPI, che pagano l’energia elettrica il 24,3% in più rispetto alle media europea, costo che cresce a più 34,5% per le aziende con consumi inferiori al 20 MWh

Il caro energia costa cento milioni di euro alle imprese della Marca Trevigiana, pari allo 0,30% del Prodotto interno lordo provinciale. «Di fatto si tratta di una sovratassa che colloca la nostra provincia al secondo posto in Veneto», fa notare Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «Il Veneto è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia in questa triste classifica. Un extra costo che vale 563 milioni, pari a 0,31% del Pil».

I dati forniti da Confartigianato sono impietosi. Nel primo semestre 2025 il prezzo dell’energia elettrica pagato nelle classi di riferimento delle MPI – consumi fino a 2.000 MWh, comprensivo di accise, oneri e al netto dell’Iva – è pari a 28,46 centesimi di euro al KWh e supera del 24,3% la media UE di 22,90 centesimi. Applicando il differenziale di prezzo con le imprese dell’UE a 27 per le rispettive classi di consumo, si stima che le imprese italiane con consumi inferiori a 2.000 MWh pagano un extracosto di 5 miliardi 393 milioni di euro.

«Le imprese più penalizzate sono quelle di minor dimensione», sottolinea il presidente Armando Sartori, «con consumi inferiori a 20MWh e che pagano un prezzo dell’energia elettrica del 34,5% superiore alla media UE. Un extracosto a livello nazionale di 2 miliardi 492 milioni di euro. È inutile far finta di niente, l’elevato costo dell’energia è uno dei fattori che pesano sulla bassa crescita italiana. Sul divario di costo incide un carico per accise e oneri elevato e squilibrato. Le aziende sono estremamente esposte e gli strumenti in loro disponibilità sono pochi. L’Associazione attraverso il CAEM, Consorzio Acquisti Energia & Multiutility, individua con un’attività consulenziale individuale le possibili azioni di risparmio e le forniture ai migliori prezzi di mercato. Un affiancamento in materia di energia costante nel tempo».

Confartigianato punta il dito sul prelievo fiscale e parafiscale applicato al costo dell’energia elettrica che per le MPI in Italia che supera del 68,0% quello medio europeo. Sono più penalizzate le imprese con consumi entro i 20 MWh, dove il gap arriva al 92,5%, oscilla tra il 35 e il 65% per consumi fino a 20.000 MWh, mentre il divario diventa relativamente vantaggioso per le imprese italiane di maggiore dimensione con consumi più elevati.

L’analisi dei dati sull’andamento dei prezzi delle commodities sottolinea la presenza di fattori distorsivi della concorrenza sul mercato dell’energia italiano che amplificano lo spiazzamento competitivo delle MPI. La tendenza discendente del prezzo all’import di petrolio e gas riporta la media dei primi sei mesi dell’anno al di sopra di un limitato 2,2% al livello del 2021, precedente allo scoppio della crisi energetica. In parallelo, nei primi sei mesi del 2025 il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN) è del 4,5% inferiore alla media del 2021. Nonostante la bolla dei prezzi si sia completamente sgonfiata per le commodities importate e nel mercato all’ingrosso, si osserva una coda lunga della crisi energetica sui costi delle imprese: nel primo semestre del 2025 il prezzo dell’energia elettrica pagato dalle MPI rimane superiore del 36,8% i livelli precrisi, confermando la prolungata pressione sui costi subita dal sistema produttivo italiano.