DECRETO LAVORO 1° MAGGIO: BENE GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE MA IL NUOVO “SALARIO GIUSTO” NON BASTA CONTRO I CONTRATTI PIRATA

«Buono il nuovo incentivo per le imprese che trasformeranno i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Positivi: il rinnovo della detassazione dei premi di risultato all’ 1% anche per il 2028, al 5% sugli aumenti dei CCNL anche per il 2027 e la proroga degli altri incentivi occupazionali esistenti, a partire da quello che premia le imprese che assumono giovani under 35 a tempo indeterminato (che altrimenti si fermerebbe al 30 aprile di quest’anno). – afferma Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana– Dubbi invece sul salario giusto da garantire come minimo ad un dipendente. Salario individuato ora nel Trattamento Economico Complessivo -TEC- che non dovrà essere inferiore a quello fissato nei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi. Questa precondizione fissata per poter accedere agli incentivi, non ci soddisfa per due ordini di motivi:

  • il primo è di tipo applicativo. Manca la codificazione del CCNL maggiormente rappresentativo del settore di riferimento e il concetto tecnico di TEC comporta, a carico di ogni ditta, l’analisi dei vari CCNL di settore perché è una sommatoria non meglio definita dei minimi tabellari orari/mensili, più tutte gli istituti retributivi accessori e differiti della retribuzione. Confrontare i TEC di diversi CCNL, sarà un’operazione complessa per le imprese e i loro consulenti che potrebbe aprire la strada a dubbi applicativi e contenziosi;
  • il secondo è di principio. Il salario giusto del CCNL applicato, anche avendolo calcolato e confrontato con quello di riferimento, deve essere rispettato dalle imprese solo se vogliono ottenere incentivi, ovvero sostenere minor costo del lavoro quando assumono. Questa misura non va a colpire in modo diffuso e sistematico il fenomeno dei contratti pirata firmati da associazioni minoritarie e di scarsa rappresentanza.»

«Chiediamo che il salario minimo o giusto sia fissato solo da chi rappresenta realmente i settori produttivi – continua Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana –  e conosce quali sono le dinamiche di costo del lavoro sostenibili dalle imprese nei territori».

Per Confartigianato serve completare il decreto con un intervento che affermi e difenda il valore della genuina rappresentanza come unica difesa contro la proliferazione di contratti pirata e contro il fenomeno del dumping contrattuale, ossia della libertà delle imprese di applicare CCNL meno costosi che danneggiano sia i lavoratori sia le imprese che rispettano le regole. Attualmente al CNEL sono depositati quasi 1.000 contratti collettivi ma quelli genuini per effettiva rappresentatività di chi per parte datoriale e sindacale li sottoscrive sfiorano i 200 tutti assegnatari di apposito codice contratto.

«Si pensi al paradosso – prosegue il presidente Sartori– del settore datoriale privato più importante in Italia, quello delle imprese della meccanica dove a fronte di 4 ccnl maggiormente rappresentativi,  di cui per l’artigianato quello firmato anche dalla nostra associazione con FIM Cisl-FIOM Cgil-UILM Uil ce ne sono altri 25 utilizzabili e ad oggi legittimamente seppure  con condizioni peggiorative per minor salario/minori tutele per i dipendenti  e  quindi dannose per la concorrenza leale sul costo del lavoro tra imprese.»

«Confartigianato auspica quindi un miglioramento del concetto di “salario giusto” ed è disponibile a confrontarsi su parametri e forme di misurazione della rappresentatività», rilancia Armando Sartori, «per stabilire chi sia titolato o meno come associazione datoriale a stipulare contrattazione collettiva.  Serve introdurre indicatori come: numero di associati, struttura associativa, sedi, numero dipendenti impegnati ad aiutare le imprese, assistenze effettive erogate dalle associazioni datoriali alle aziende. Questi devono diventare, insieme ad altri parametri di legge, elementi qualificanti da prendere necessariamente in considerazione per mettere fuori gioco chi firma contratti per imprese che non conosce e non rappresenta. Serve una normativa sulla rappresentanza solo così si diffonderanno i CCNL migliori oltre che per salari, per regole che elevano la tutela della sicurezza, che introducono aiuti e sussidi per il personale, come si verifica con la bilateralità artigiana, che introducono quote di contribuzione datoriale aggiuntiva per la diffusione della previdenza complementare e dei fondi sanitari integrativi a beneficio dei lavoratori.»