«Non esiste alcuna zona grigia tra artigianato e industria dalla riforma della legge quadro dell’artigianato». È netta la posizione di Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana sulle prese di posizione degli industriali sulla riforma dell’artigianato. «Una legge attesa da 40 anni», rilancia Armando Sartori. «L’innalzamento dei limiti dimensionali non è generalizzato, ma vale solo ed esclusivamente per l’impresa già artigiana che cresce dimensionalmente. Tra l’altro l’innalzamento a 49 dipendenti non riguarda tutte le tipologie di imprese artigiane, ma viene mantenuta l’attuale differenziazione in base all’attività svolta, con una crescita proporzionale degli addetti».
La riforma è ormai “all’ultimo miglio” in Parlamento e va a mettere ordine in un settore che è centrale nell’economia della Marca Trevigiana. Secondo Confartigianato, la riforma della vecchia legge 443/1985 consentirà all’artigiano di essere protagonista in un mercato in continua evoluzione, cogliendo le sfide della sostenibilità ambientale, sociale ed economica e dell’evoluzione tecnologica.
Nella proposta di legge è fatto obbligo alle imprese artigiane che rientrano nei requisiti di iscriversi all’Albo. Viene anche prevista, per la finanza pubblica, una “clausola di neutralità” rispetto alla contribuzione a favore dell’INPS, stabilendo che le imprese che crescendo superano le soglie ordinarie applichino per i lavoratori dipendenti la contribuzione previdenziale relativa alle imprese industriali di corrispondente dimensione.
La qualificazione giuridica dell’impresa artigiana, inoltre, non comporta la necessaria applicazione di un contratto collettivo siglato per tale settore. Un’impresa artigiana può, infatti, applicare anche un contratto dell’industria e viceversa, come nel caso di quelli già sottoscritti dai sindacati confederali che estendono la loro applicazione, come accade nell’edilizia, oltre i limiti di dipendenti oggi stabiliti dalla vecchia legge quadro.
«L’artigianato italiano gode di una specifica prerogativa costituzionale», ricorda il presidente Armando Sartori. «L’artigianato non rappresenta solamente un’attività economica, ma anche una significativa componente della nostra cultura e dell’identità delle comunità, da conservare e trasmettere alle nuove generazioni. La dimensione d’impresa e la natura artigiana non possono essere considerate categorie rigidamente contrapposte. Lo dimostrano anche gli ordinamenti di Paesi come Francia e Germania, nei quali non sono previste limitazioni alla crescita delle imprese».



