INPS RICODIFICA COME “EDILI” LE IMPRESE IMPIANTISTICHE DECISIONE UNILATERALE CHE PENALIZZA MIGLIAIA DI AZIENDE ARTIGIANE

Vedi qui il video della nostra segnalazione . Qui la rassegna stampa .

Vedi qui il video della attuale  risposta dell’INPS.

Scarica qui esempio di cassetto   bidirezionale INPS di un’impresa impiantista con la ricodifica  in impresa edile.

Colpo a sorpresa dell’INPS che riqualifica ( senza avvisare le ditte interessate con pec o alert nel cassetto bidirezionale, nè le associazioni artigiane ) tutti i datori di lavoro impiantisti artigiani  come “edili”, con tutta una serie di effetti collaterali negativi. La “scoperta” fatta dalla nostra associazione provinciale  interessa le imprese artigiane di impianti elettrici, telecomunicazione, antennisti e affini e quelle termoidrauliche con efficacia retroattiva dallo scorso 1 luglio.

«Una scelta improvvisa che sta generando disorientamento, possibili errori contributivi e rischi di sanzioni per migliaia di datori di lavoro del settore impiantistico artigiano trevigiano».  È la preoccupazione espressa da Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «I danni per le imprese coinvolte a loro insaputa in questa ricodificazione sono molteplici. Dal limite massimo di dipendenti per rimanere artigiani, con il conseguente aumento del costo del lavoro, ai costi amministrativi per il cambio di regime».

La decisione dell’INPS ha ricodificato i numerosi datori di  lavoro del settore degli impianti elettrici e termoidraulici come “edili”, assegnando nel codice autorizzazione, che ogni datore di lavoro ha presso l’Istituto, lo specifico del regime contributivo tipico delle imprese edili (CA  5G che la “targa” da datore edile che ora assegna l’INPS al posto di quella da sempre  riconosciuto dallo stesso istituto CA 5C del  datore di lavoro artigiano  non edile ).

In questo modo, il limite dimensionale di dipendenti massimi per rimanere artigiani si abbassa dai 22 a soli 10, con immediate conseguenze per quelle imprese con almeno 11 dipendenti che, con questa variazione, perderanno i benefici da sempre garantiti dalla legge quadro dell’artigianato (n. 443/1985).  La conseguenza diretta è che diventano imprese industriali, con un aumento del costo della contribuzione all’INPS in un range tra il 3% e il 6%, unito alla valutazione di dover cambiare il CCNL da quello  artigiano meccanico a quello edile o meccanica industria (cambio bilateralità compresa), con aumenti non inferiori, su base annua, fino a 2.500 euro per dipendente.***

Si consideri poi che per i titolari, soci e collaboratori artigiani di queste ditte ove restasse così la lettura sull’inquadramento gli stessi  diventano dal 1.7.2026  ( quelle da 11 a 22 dipendenti ) imprenditori  industriali e quindi perderebbero anche la contribuzione IVS  da loro versata negli  anni per la pensione, generando un ulteriore enorme danno questa volta  previdenziale che suona come una vera beffa per chi per anni ha  lavorato da elettricista e termoidraulico  artigiano a fianco dei suoi dipendenti .

«Non capiamo davvero il perché del mancato preliminare confronto e dell’assenza di comunicazioni», attacca il presidente Armando Sartori, «prima di arrivare ad applicare una scelta così impattante sul “DNA” di circa 500 imprese a Treviso e almeno 4.000 in Veneto, con significative ricadute sulla gestione del loro personale, circa 3.000 dipendenti nella Marca Trevigiana e 24.000 a livello regionale. Se la posizione dell’INPS è d’improvviso cambiata sulla base di sopraggiunti elementi oggettivi giuridicamente rilevanti, riteniamo doveroso, come sempre avvenuto, che si fosse inaugurato un preliminare confronto per verificarne i presupposti con il ripristino della situazione al 30 giugno o, ove motivate le nuove letture, le stesse siano accompagnate da congrui periodi transitori e adeguate informative. Confartigianato è pronta a discuterne ad ogni livello. Il mercato e le condizioni economico-sociale del Paese impegnano già ogni giorno i nostri imprenditori a enormi sforzi per mantenere produttività, competenza e ricchezza nel nostro territorio. Improvvise turbative degli inquadramenti che impattano sul costo del lavoro alimentano lo stato di incertezza delle aziende e ne compromettono la competitività».

Resta poi incomprensibile agli occhi della nostra associazione come l’INPS abbia adottato due pesi e due misure :  se sei  un datore di lavoro artigiano del  settore impianti  (CSC4) sei trasformato in datore di lavoro edile , se sei invece un datore di lavoro industriale del settore impianti  (CSC 1)  non vieni considerato edile . Quindi con per le imprese artigiane un trattamento che aumenta il costo del lavoro e la burocrazia mentre  con le imprese che fanno lo stesso lavoro ma con natura industriale nessun cambiamento nessun aumento del costo del lavoro . Se ci fosse fondatezza nella nuova posizione dell’Istituto sul tema allora si trascinerebbe per coerenza  dal 1.7.2026 anche che le imprese industriali dovevano essere riclassificate d’ufficio come edili e allora anche per queste imprese l’aliquota globale di contribuzione all’Inps sul lordo delle paghe mensili dei loro dipendenti sarebbe aumentata dall’attuale  39,87% ad un  42,87% , che  è quella che sostengono  le imprese industriali edili (con aumento quindi di  almeno  un +3% di costo del lavoro) .

La nostra associazione ad ogni livello è in dialogo  con l’Istituto tesa a capire meglio l’anomalia generatesi e le soluzioni  possibili a tutela delle imprese artigiane coinvolte.

Per ogni verifica del singolo caso restano a disposizione i nostri uffici gestione risorse umane presso la sede mandamentale di riferimento.

*** Nel caso di aziende 1-10 addetti: + 2.000 euro annui a dipendente

*** Nel caso di aziende 11-22 dipendenti: + 2.500 euro annui a dipendente