LEGGE REGIONALE PER LA PARITA’ SALARIALE E A SOSTEGNO DELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE

L’8 febbraio scorso il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la nuova legge regionale per la parità salariale tra uomo e donna e a sostegno dell’occupazione femminile. Il testo presentato dai consiglieri regionali di opposizione ha trovato la convergenza di tutte le forze politiche.

La legge stanzia 100mila euro per interventi che premino le aziende che aiutano e favoriscono il lavoro e la carriera delle donne e per impostare campagne e azioni pubbliche a sostegno dell’occupazione femminile. La Regione dovrà istituire il Registro delle imprese virtuose in materia retributiva di genere, al quale potranno iscriversi imprese pubbliche e private, compresi i liberi professionisti. L’iscrizione al Registro consentirà alle imprese di accedere ad agevolazioni e benefici economici, oltre che al conseguente beneficio “reputazionale”. Le imprese che decideranno di iscriversi al Registro si impegneranno a rendere trasparenti i dati su occupazione, inquadramento, retribuzione e formazione dei propri dipendenti e sugli interventi attuati per ridurre il divario di genere, tutelare la maternità e contrastare abbandoni, part time involontari e dimissioni in bianco, nonché per prevenire e contrastare molestie sui luoghi di lavoro.

COSA PREVEDE LA LEGGE

Specifici benefici economici saranno previsti per le aziende che assumono donne vittime di violenza.

La legge prevede anche la stipula di protocolli di intesa con università e centri di ricerca, specifici percorsi formativi, finalizzati anche a colmare il divario di competenze, rivolti a donne disoccupate o in cerca di prima occupazione.

Il testo prevede inoltre campagne informative e di sensibilizzazione per promuovere l’occupazione femminile e la parità retributiva nel mondo del lavoro, d’intesa con le parti datoriali e quelle sociali, e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche attraverso la riorganizzazione dei servizi, pubblici e privati. Tra due anni la Giunta dovrà relazionare al Consiglio su quanto attuato e sugli obiettivi conseguiti.

“L’approvazione di una tra le prime legislazioni regionali in materia di pari opportunità all’unanimità è un segnale per il Paese. – commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto – La nostra Regione è pronta a raggiungere e non solo a cogliere le sfide che la nuova programmazione comunitaria e i fondi di Next generation Eu ci pongono. Ci auguriamo ora che l’attuazione degli strumenti a sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile possano valorizzare la nostra contrattazione territoriale e la bilateralità quali strumenti all’avanguardia per la realizzazione di una nuova generazione di politiche del lavoro per la parità. Siamo a disposizione dell’Assessorato per fare la nostra parte per un Veneto sempre più forte ed inclusivo”

“Come donna – afferma Barbara Barbon presidente Donne Imprese Confartigianato Veneto e Confartigianato imprese Marca Trevigiana – credo che l’istituzione di un registro per le imprese virtuose sia uno strumento utile ed importante, in grado di sostenere e accrescere la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Al contempo – continua Barbon – come imprenditrice, ritengo che il meccanismo di premialità individuato dalla nuova legge rappresenti una opportunità da cogliere per valorizzare tutte quelle imprese che da tempo si impegnano a realizzare una imprenditorialità sostenibile (anche sul piano del gender gap). Accogliamo con piacere che tali misure interessino anche la legge regionale 1/2000 “interventi per promozione di nuove imprese e di innovazione dell’imprenditoria femminile”. Rimaniamo in attesa del regolamento che andrà a disciplinare misure e interventi, nonché criteri e parametri per l’iscrizione al Registro confidando – conclude la presidente – che non siano discriminatori nei confronti delle micro e piccole imprese ma che anzi valorizzino tutti gli interventi che la nostra contrattazione ed il nostro sistema bilateralità già offrono a imprenditori, imprenditrici, lavoratori e lavoratrici per favorire una partecipazione equilibrata al mercato del lavoro”.

DATI

Secondo Eurostat nel settore pubblico la disparità salariale tra donne e uomini in Italia è del 3,7 per cento, ma in quello privato arriva addirittura al 19,6 per cento. Ciò significa che una donna lavoratrice, nel settore privato, può percepire anche un quinto di stipendio in meno del suo collega uomo, a parità di mansione e di ore lavorate. Secondo il Gender Gap Report 2017, in Italia gli uomini hanno guadagnato in media il 12,7 per cento in più delle donne. I primi hanno visto crescere i loro redditi del 2,3 per cento, le donne solo dell’1,9 per cento. Sebbene si stia assistendo ad una progressiva riduzione della differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile, il gap rimane ancora importante: nella nostra Regione il tasso di occupazione femminile si attesta al 56,5%, risultando migliore rispetto al 49,0% nazionale ma ancora lontano dal 75,3% degli uomini. Durante l’emergenza sanitaria, il 60% delle donne italiane ha dovuto gestire da sola famiglia, figli e persone anziane, spesso insieme al lavoro: un carico pesantissimo, che ha portato 1 donna su 2 in Italia a dover abbandonare piani e progetti lavorativi presenti e futuri a causa del Covid. A rilevarlo “Donna e cura in tempo di Covid-19”, un’indagine di Ipsos per WeWorld.